S.Valentino e i 60 anni de “La strada”

Il “Profumo della musica del circo”. 

Profumo, essenza, odore, olezzo. Prepotente e fastidioso o leggiadro come un alito di vento, una brezza marina. Che sia gradevole o non gradito, un profumo può evocare in ognuno di noi sensazioni diverse. Può ricordarci i giochi da bambini, luoghi in cui siamo stati o posti lontani in cui desideriamo andare. Può farci sentire di nuovo accanto una persona cara. Un’essenza che ci avvolge può aprire quei cassetti della memoria che credevamo chiusi per sempre o forse non credevamo neanche di possedere e ci svela il nostro mondo interiore più nascosto. E forse, è proprio questa una delle chiavi con cui tentare di aprire lo scrigno segreto del mondo di Fellini e tentare di interpretare i suoi film: lasciarsi avvolgere e trasportare dal profumo dei suoi sogni. Un grande artista che ci ha regalato i sogni e messo a nudo la propria anima raccontandoci il profumo e i ricordi da bambino a Gambettola, quando andava a trovare la nonna, che ritroviamo nel capolavoro 8 e ½. Ma qual è una delle essenze-presenze principali nei film di Federico Fellini se non la musica? Temi musicali, nati dall’impareggiabile pentagramma del Maestro Nino Rota, che hanno segnato un’epoca e cristallizzato immagini indimenticabili. Immagini giocose e ironiche, come ad esempio la ginnastica in piazza Cavour, inserita in Amarcord, in un periodo che proprio giocoso non era. Ecco, sembra di sentire in lontananza l’eco di una musichetta da circo…anzi, è talmente lontana e flebile che se ne avverte il profumo, quello che Federico Fellini chiamava il “Profumo della musica del circo”. E sembra quasi di vedere una figura piccolina che trascina a fatica un carretto. Accanto c’è un’altra figura imponente, prepotente che non fa che urlarle contro mentre mostra con orgoglio una grossa catena. Sono loro, i protagonisti di un film simbolo sul circo e gli artisti girovaghi: il burbero Zampanò e la triste e delicata Gelsomina. “La Strada”, che quest’anno compie 60 anni, la cui struggente colonna sonora, viene eseguita da uno strumento malinconico che sembra quasi parlare. Questi sono solo degli esempi, perché si potrebbero scrivere pagine e pagine, senza riuscire a trovare la chiave di lettura per riuscire a comprendere le opere di Fellini. E allora, chiudiamo gli occhi, ascoltiamo l’eco di voci lontane. Ma…ecco, attacca la musica e…ciack si gira: il profumo di Federico Fellini va in scena! – Rosa Furfaro Giovannini –

 

I 60 anni de “La strada”

La Strada, il film più fiabesco di Fellini compie 60 anni ma sembra sia stato girato oggi, tale è la contemporaneità del fantastico, delle molteplici morali, ma soprattutto della solitudine dell’uomo. Fellini ha saputo offrire alla trama una soluzione finale e un’inaspettata iniezione di speranza: tutte le vite servono a qualcosa, anche quella di Gelsomina, che è servita a far piangere e a convertire il mangiatore di fuoco. La descrizione poetica e commossa della vita ambulante dei saltimbanchi nei loro scalcagnati baracconi e il vagabondaggio disperato di questi due esseri soli, entrambi in lotta per sopravvivere riflette l’ansia che ha sempre connotato la vita del regista. Tra le mille recensioni che hanno accompagnato l’eco mondiale di questo capolavoro di Fellini, vogliamo citare queste due: sembrano provenire da due mondi lontani… e invece appartengono all’ unico modo di guardare il cammino dell’uomo…

“La strada di Fellini e’ il film che forse ho amato di più. Mi identifico con quel film nel quale c’e’ un implicito riferimento a San Francesco.” Papa Francesco “

La parola ‘strada’ significa amore, malinconia, speranza, ma significa soprattutto quel dolce, delicato, buffo clown chiamato Gelsomina” Federico Fellini.

E nel ricordare i 60 anni del capolavoro felliniano vogliamo rivolgere un affettuoso pensiero ad uno dei più grandi attori italiani che ci ha lasciato in questi giorni: Arnoldo Foà, che proprio ne “La strada” è stato il magistrale doppiatore di Anthony Quinn.

 

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