Che strano chiamarsi Federico

L’omaggio del regista Ettore Scola al suo amico

Un tramonto mozzafiato, un mare calmo e sul bagnasciuga un uomo misterioso, attorno a lui fluttua una serie di immagini bizzarre.
Chi è quest’uomo? E chi sono quei personaggi che occupano la scena?
Nemmeno il tempo di farci queste domande ed è la musica che irrompe che ci da la risposta, l’unica possibile; e se ciò non bastasse lo fa la voce fuoricampo che interrompe la magia, anche se solo per pochi secondi.
Questo è l’inizio suggestivo di “Che strano chiamarsi Federico”, un omaggio al grande regista da parte di un altro regista, Ettore Scola che, insieme a Fellini, ha fatto la storia del nostro cinema.
E a seguire una giostra di ricordi: ma non importa se e quanto gli eventi narrati siano aderenti a ciò che avvenne; perché il giovane Federico venuto da una Rimini devastata dalla guerra era uno su cui la realtà, strettamente intesa, non ha mai esercitato alcun fascino particolare. E sono le immagini che scorrono che meglio di tutto sanno raccontarci Fellini; quelle che attraverso la macchina da presa lo stesso Fellini riuscì a estrarre dalla sua inesauribile immaginazione.
La particolarità di questo film/documatario, la definizione è riduttiva, sta nel materializzare un Fellini che, sebbene identico a quello che conosciamo, viene guardato da vicino dall’ amico a cui sembra voglia dirgli ancora qualcosa. Sono schegge di vita vissuta che si mescolano a frammenti di vita sognata, quella che per Fellini era sempre la festa di uno spettacolo, forse solo immaginato o forse vero, dentro quel tendone di circo che sin da piccolo gli avrebbe cambiato la vita. Perché in fondo in fondo ciò che questo film sembra volerci dire è che nei film di Federico c’è semplicemente il mondo vero e immaginario di Federico.
Un film lieve, che rappresenta al meglio lo spirito giocoso e vitale del regista, l’eterno “grande Pinocchio” del cinema italiano.
Una pellicola (il termine sarà forse pure desueto ma avrà sempre il suo fascino) che emoziona, che ti prende dentro, ma che nel contempo diverte, come lo può fare un diario scritto a due mani da questi due registi rimasti sempre giovani che racconta giorni spensierati, sensazioni e amarcord che uniscono i due cineasti in una dichiarazione d’amore per la vita.

“La vita è una festa, allora perchè non viverla ogni momento come tale?”
Federico Fellini

 

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